A luglio e agosto abbiamo scritto su LinkedIn a geologi, ingegneri, architetti, agronomi, geometri e tecnici d’impresa del Nordest. Due domande, niente questionario chilometrico: usate già il drone nel vostro lavoro, e in quali aree lo vedreste più utile. Hanno risposto in 28, poco più di uno su cinque, che per un’iniziativa di questo tipo è un buon segnale.

Più della metà lo usa già. Spesso senza possederlo

Quindici rispondenti su ventotto dichiarano di usare il drone, con regolarità o saltuariamente. È il dato che rende obsoleta buona parte della comunicazione che si legge sul settore, ancora costruita sull’idea di dover convincere qualcuno che il volo serve.

Grafico a barre: uso del drone tra i 28 rispondenti. Sì, regolarmente 8; sì, qualche volta 7; no, ma stiamo valutando 3; no 10. Lo usa già 15 su 28.
Le risposte alla prima domanda: 15 rispondenti su 28 usano già il drone. Ingrandisci ↗

Circa metà di chi usa il drone non lo fa con mezzi propri: si appoggia a studi topografici, fornitori esterni, società specializzate. Chi ha il mezzo in casa lo usa per rilievi semplici e chiama qualcun altro quando il lavoro si complica. Le ragioni che ci hanno riportato sono sempre le stesse: una certificazione che internamente non c’è, una sensoristica che non si ammortizza, un volo da fare dove servono autorizzazioni.

Sul fronte opposto, dieci rispondenti dicono di non usarlo. Ma quattro di loro indicano comunque un’area in cui lo troverebbero utile: non sono porte chiuse, sono tecnici che hanno già capito dove il drone si incastrerebbe nel loro lavoro e non hanno ancora trovato l’occasione o il fornitore giusto.

Il rilievo domina su tutto

Alla seconda domanda hanno risposto in 23, indicando 38 aree di interesse complessive. La distribuzione è netta:

  • Rilievi topografici, ortofoto e modellazione 3D: 15 menzioni, quattro su dieci del totale
  • Ispezioni tecniche e termografiche: 8 menzioni
  • Sicurezza e monitoraggio: 5 menzioni
  • Video e riprese aeree: 5 menzioni
  • Agricoltura di precisione: 4 menzioni
  • Trasporto di materiali: 1 menzione

Il rilievo è l’unica voce che attraversa tutte le professioni. Geologi, ingegneri e geometri chiedono la stessa cosa con parole diverse: una nuvola di punti affidabile, un’ortofoto georeferenziata, un modello su cui misurare. Le ispezioni tecniche vengono subito dopo e arrivano quasi tutte da chi lavora su infrastrutture, dove il drone evita ponteggi, piattaforme e interruzioni di esercizio.

Il trasporto di materiali raccoglie una sola menzione su trentotto, pur occupando sempre una slide nelle presentazioni di settore. Per il lavoro tecnico quotidiano, oggi, non è un tema.

Chi risponde e chi no

I tassi di risposta per categoria dicono qualcosa sul momento di ciascuna professione. I tecnici d’impresa (30%) e gli agronomi e forestali (29%) rispondono quasi tre volte più degli architetti (11%). Ingegneri e geologi si collocano poco sopra il 20%.

Grafico a barre: tasso di risposta sui contattati, per professione. Altri tecnici e imprese 30%; agronomi e forestali 29%; ingegneri 23%; geologi 22%; geometri 20%; architetti e urbanisti 11%.
Tasso di risposta sui contattati, per categoria professionale. Ingrandisci ↗

I geologi meritano una nota: sono il gruppo più numeroso e anche il più maturo, con sei rispondenti su sette già operativi. Chiedono rilievo e modellazione 3D, con il monitoraggio come estensione naturale. Gli ingegneri sono invece l’unico gruppo che cita tutte e sei le aree: leggono il drone come piattaforma su cui montare sensori diversi a seconda del problema, non come singolo servizio a catalogo.

Il nodo dell’agricoltura

Le risposte degli agronomi hanno fatto emergere un punto normativo che conviene mettere in chiaro. Tre rispondenti su cinque parlano di droni per distribuire prodotto: da un lato fitosanitari, dall’altro vernici ombreggianti per le serre. Sono due casi diversi, e vengono spesso confusi.

Il divieto riguarda i prodotti fitosanitari. L’articolo 13 del D.Lgs. 150/2012, che recepisce la direttiva europea sull’uso sostenibile dei fitofarmaci, vieta l’irrorazione aerea, droni compresi, salvo deroghe regionali. La legge 182/2025 ha aperto una sperimentazione triennale sui trattamenti con drone, ma il decreto attuativo non è ancora stato pubblicato: oggi, in campo aperto, il trattamento fitosanitario da drone non si può fare.

Tutto ciò che non è registrato come fitosanitario resta fuori da quel divieto e si può già distribuire per via aerea: fertilizzanti, sostanze di base, corroboranti, insetti utili, e anche le vernici ombreggianti per le serre di cui ci hanno parlato due rispondenti. Su questo il drone lavora già oggi, senza deroghe.

Resta poi tutta la parte di osservazione, che non ha mai avuto limiti e che in agricoltura è quella con il ritorno più immediato: mappe NDVI e indici di vigore, individuazione di stress idrico, conta delle fallanze, stima delle superfici, monitoraggio della maturazione.

Cosa ci portiamo a casa

Il mercato non ha più bisogno che gli venga spiegato il drone. Ha bisogno di sapere chi produce un dato che regge in fase di progetto, di collaudo o di contenzioso, e chi invece consegna belle immagini.

La differenza non si vede al momento del volo. Si vede dopo, nei punti di controllo a terra, nella precisione dichiarata e verificabile, nelle autorizzazioni che rendono quel volo utilizzabile in un procedimento. È su questo che i professionisti che ci hanno risposto stanno già valutando i fornitori.

Come può aiutarti Qubee

Qubee SpA è una società per azioni con sede a Trento che offre servizi professionali con drone in tutta Italia.

Se lavorate su rilievo, ispezione o monitoraggio e state ragionando su un volo, scriveteci: capiamo insieme se il dato che vi serve è ottenibile e con quale precisione.

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